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Varese Laghi 

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Umidità e restauro: le ricette dell'esperto

l 16 giugno, l'ordine degli Architetti di Varese organizza presso la propria sede un seminario formativo dedicato all'analisi delle cause e degli effetti dell'umidità capillare di risalita

L'Umidità capillare di risalita è un problema comune a tutti i professionisti e gli operatori del settore edilizio. La difficoltà nell'affrontarlo è legata in particolare al fatto che, ad oggi, i trattamenti presenti sul mercato prevedono un intervento sui muri e, soprattutto, non durano nel tempo.

Il 16 giugno, l'ordine degli Architetti di Varese organizza presso la propria sede di Via Gradisca al 4, a partire dalle ore 16.30, un seminario formativo dedicato proprio all'analisi delle cause e degli effetti di questo fenomeno, con una particolare attenzione alle problematiche legate al restauro e al recupero degli edifici esistenti.

Il programma prevede l'intervento di relatori di assoluto prestigio: il prof. Campanella e l'Arch. Cantini del Politecnico di Milano,il prof. Roberti dell'IUAV di Venezia e il geom. Vantangoli, responsabile di "Quarto Forno".

Inoltre, nella stessa occasione, Daniele Tarabini, responsabile di Biodry Int., presenterà l'esclusivo e innovativo sistema Biodry: la soluzione unica e definitiva al problema dell'Umidità capillare di risalita che, in più, non prevede alcun tipo di intervento murario.

Per ulteriori informazioni, iscrizioni e per ricevere il programma completo dell'iniziativa: Alchimia Comunicazione - Via Ariosto 27 Milano - 02 36524465 - segreteria@alchimiacomunicazione.it

15/06/2010

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Oine Architetti di Varese - tecniche e materiali tra innovazione e tradizione

Umidità di risalita negli edifici: Biodry la sconfigge.

NEL CORSO DI UN INCONTRO SULL'ARGOMENTO PRESSO L'ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI VARESE, DANIELE TARABINI, RESPONSABILE DI BIODRY, PRESENTA L'INNOVATIVO SISTEMA PER SCONFIGGERE DEFINITITVAMENTE L'UMIDITA' CAPILLARE DI RISALITA.

Varese - Una carrellata di sicuro interesse per i partecipanti del seminario su "Le ricette del restauro" quella che ha visto succedersi materiali e tecniche per il recupero edilizio di qualità. Il seminario, il cui focus era sull'umidità di risalita, si è articolato per così dire in due fasi, la prima concernente la "diagnostica" e la seconda sulle tecniche ed i materiali innovativi per l'opera di risanamento.

Il primo intervento "Umidità di risalita e fenomeni di degrado nell'edilizia storica", ha visto Giulio Mirabella Roberti - professore associato dell'Università degli Studi di Bergamo, docente supplente nell'area ricerca dell'Università Iuav di Venezia - esporre alcuni casi emblematici, parte di una ricerca tuttora in corso, di costruzioni e restauri effettuati su edifici della Serenissima.

Le problematiche in esame denotavano il deterioramento delle costruzioni dovuto all'azione costante degli elementi naturali (acqua nel caso di Venezia). La manifestazione del degrado, secondo Giulio Mirabella Roberti, non è conseguenza solo delle condizioni esterne ma anche del tipo di muro, vale a dire della sua consistenza e/o porosità. Poiché il muro si consuma per l'effetto disgregante dei sali presenti nelle malte e nell'acqua di cui è impregnato, non è sufficiente interrompere il regime di umidità ma, per un restauro di qualità che duri nel tempo, occorre anche valutare come il materiale presente ha reagito. Mattoni più recenti rispetto a quelli dell'epoca di costruzione, o di composizione diversa, reagiscono in maniera differente, così come le malte. Si assiste spesso a fenomeni in cui si è privilegiato, nel corso dei restauri, l'uso di malte di recente formulazione associate a mattoni di recupero, cioè di vecchia fabbricazione. In questi casi, la disgregazione ha assalito in maggior misura i mattoni, fino a distruggerli completamente mentre la malta è rimasta pressoché intatta.

Cantini Lorenzo, professore a contratto del Politecnico di Milano, Dipartimento di ingegneria strutturale, laboratorio prove materiali, ha introdotto "La diagnostica del restauro" spiegando le potenzialità del metodo termografico. Questa metodica consente, partendo dal terreno, di definire la tecnica costruttiva e di accertare la presenza di parti o coperture lignee, o di altri materiali. L'obiettivo è di arrivare ad identificare un modello strutturale della costruzione in esame. La termografia opera nella banda delle radiazioni infrarosse e sfrutta la proprietà di ogni materiale di emettere energia in questo campo di radiazione sotto forma di radiazioni elettromagnetiche. Secondo il grado di umidità, lo strumento termografico renderà un'immagine con diverse colorazioni che consentono di individuare le aree problematiche e le eventuali cause.

 

A seguire l'intervento di Luigi Vantangoli, esperto di materiali e responsabile tecnico di Quarto Forno - sistemi bioedili certificati. Secondo Vantangoli occorre saper individuare il prodotto giusto secondo il tipo di supporto sul quale si interviene, sottolineando quanto la calce, nella sua semplicità, abbia costituito e costituisca tutt'oggi, salvo casi particolari, il migliore dei materiali per gli intonaci. Attualmente, dato l'elevato utilizzo di intonaci cementizi o premiscelati, il suo uso è fortemente limitato poiché su questo tipo di supporto non ha buona presa e l'intervento di restauro avrà durata inferiore nel tempo. Scendendo più in dettaglio, spiega Vantangoli, in caso di piogge copiose la calce assorbe e trasmette l'acqua anche all'intonaco. Quando in fasi successive avviene poi l'evaporazione dell'umidità assorbita, i sali del cemento e gli additivi - presenti nei premiscelati - disciolti nell'acqua affiorano in superficie causandone nel tempo il deterioramento o il distacco. La conclusione del tecnico è, quindi, che l'avvento del cemento abbia abbassato la durabilità degli intonaci a causa dell'azione corrosiva e disgregante dei sali in esso contenuti, principalmente nitrati, solfati e gesso. Infine, un excursus sulle metodiche di costruzione antiche ha evidenziato come oggi non esista più il giusto rapporto tra giunto e mattone. In ultima analisi è poi emerso chiaramente che gli intonaci a calce sono migliori e durano più a lungo di quelli di cemento: sono trenta volte più elastici (caldo-freddo) sono dieci volte più traspiranti (non fanno da barriera al vapore) e, ultimo ma non per importanza, questa proprietà fa sì che non si trasmetta corrente elettrica al muro.

 

 

Particolarmente interessante ed appropriato, in questo contesto, l'intervento di Daniele Tarabini di Biodry.

Biodry infatti offre la soluzione definitiva in caso di umidità da assorbimento. Il dispositivo messo a punto dall'azienda è risolutivo per qualsiasi problematica legata all'umidità dei muri e può essere utilizzato con la sola esclusione dei casi di allagamento. Il servizio di prosciugamento è garantito per 3 anni.

Il sistema, in estrema sintesi, consiste nell'applicazione, sui muri interessati da umidità, di un dispositivo che inverte il differenziale elettrico. Questo fa sì che l'acqua, anziché risalire, discenda nel terreno. Questo intervento comporta la regressione dell'umidità riportandola in determinati parametri, ritenuti naturali ed accettabili perché il muro sia ritenuto asciutto.

Nella fase diagnostica, Biodry utilizza l'analisi ponderale che consente di quantificare con esattezza l'umidità di un muro nel suo interno ed effettua a seguire delle verifiche periodiche per accertare che l'umidità sia nei parametri stabiliti. Grazie a questa metodologia, il sistema Biodry risponde anche a tutti i parametri imposti dalla Sovrintendenza e consente quindi a quanti lo utilizzano di lavorare con estrema tranquillità anche dal punto di vista burocratico.

 

Non solo. Tutto questo è possibile senza alcun intervento murario, che si traduce con un notevole risparmio in termini di tempo, energia e, dettaglio non trascurabile, denaro.

 

Il sistema è estremamente versatile e presenta ampie possibilità di utilizzo in tutte le aree e i settori rappresentati al seminario.

 

 

 

rivista della chiesa chiesa di nardò lecce comprendente tutti i lavori di restauro eseguiti

rivista pubblicata per il restauro della chiesa di s.antonio da padova a nardò lecce

 

direzone lavori pubblicata sulla rivista della chiesa di nardò lecce

pubblicazione delle aziende che hanno collaborato al restauro della chiesa di nardò lecce

Stralcio dellelenco di interventi eseguiti presso la chiesa :

intervento di restauro chiesa di nardò eseguito dalla ditta biodry technology

 

utilizzo del sistema deumidificante per muri umidi biodry technology

CHIESA S. ANTONIO DA PADOVA , NARDO' LE.

 

Segue l'intero elenco di tutti gli interventi di restauro effettuati, pubblicato il 28/03/2010.

 intervento di restauro della chiesa di nardo con la partecipazione del sistema biodry per muri umidi

elenco interventi di restauro chiesa nardo lecce

restauri eseguiti nella chiesa di nardò con problemi di umidità di risalita

utilizzo di biodry technology per restauro della chiesa di nardo' con problemi di umidità di risalita capillare

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Articolo scritto dalla Commissione Lavori La Parrocchiale,

CHIESA LA PARROCCHIALE di Castelnuovo Scrivia AL.

L'UMIDITA DELLA PARROCCHIALE

Da anni, dopo aver eliminato tutte le infiltrazioni dai tetti e dagli scarichi laterali, dopo aver scoperto un reticolo di tombe sotto la chiesa e analizzate in alcuni punti le fondamenta, si pone il problema di eliminare l'umidità dovuta alla risalita capillare.

Questa provoca una umidità nel muro, sino a tre-quattro metri di altezza, una patina umida sugli intonaci, la caduta di colore e delle stesse malte, la formazione di florescenze dovute ai sali, odore di muffa, freddo-umido d'inverno e caldo-afoso d'estate.

Il tutto va a vanificare gli interventi di restauro soprattutto nelle cappelle laterali e nelle parti basse della Cappella lunga e del Presbiterio.

Escludendo metodologie poco efficaci e troppo traumatiche e costose, quali il taglio orizzontale delle murature, la Commissione lavori ha deciso di affrontare sperimentalmente una via nuova.

È stato affidato l'incarico alla ditta Biodry Technology di testimoniare la possibilità di abbattere l'umidità con un sistema nuovo basato su un brevetto austriaco.

Il procedimento non è invasivo, non comporta alcuno scavo o l'istallazione di alcuna linea elettrica, non crea elettrosmog o campi elettromagnetici artificiali. Semplicemente, tramite un dispositivo di piccole dimensioni collocato a m.2,50 di altezza, si utilizza il magnetismo terrestre (quello creato dall'immensa forza di rotazione della Terra e che determina il movimento dell'ago di una bussola) per invertire le polarità.

L'umidità va verso il punto negativo fin quando non prevale la forza di gravità e lì segna la sua presenza massima con una chiazza scura e con strisciate di sali biancastri. Con il nuovo sistema il punto negativo viene portato in basso, all'altezza del pavimento, e quindi l'acqua smette di risalire lungo i muri.

Il 12 gennaio i tecnici della ditta hanno esaminato le pareti e verificato con carotaggi, analisi chimiche, igrometri di superficie e interni che la media di risalita è assai alta, da un minimo di m,2,50 a un massimo di m.4,50. In alcuni punti la percentuale di acqua superava il valore 13,3%, il che vuol dire che su un chilo di materiale murario vi è quasi un etto e mezzo di acqua.

La sperimentazione viene effettuata nell'angolo a sinistra e comprende la porticina e le cappelle del Battistero e del "Bambino di Praga". Fra quest'ultima e la successiva cappella è stata segnalata a 30 cm di altezza il livello altissimo di 13,3 %.

Il raggio di azione è di m. 10 e non viene bloccato da alcun ostacolo murario. L'apparecchio è collocato dietro il primo pilastro e non è visibile dalle navate centrali.

Le previsioni occupano dai 18 ai 36 mesi. Ogni sei mesi verranno fatti controlli misurando la percentuale di umidità interna sino a 10 cm. di profondità, secondo la normativa UNI 11085-2003, le cariche elettriche all'interno del muro, il Ph e si procederà all'analisi della percentuale di sali.

L'umidità dovrebbe non attaccare più i muri, ma quella residua deve smaltirsi da sola e scaricare sali sugli intonaci che vanno periodicamente spazzolati. Se entro tre anni si raggiunge una percentuale soddisfacente (umidità interna del muro al tre per cento di umidità), comprovata da una serie di sensazioni oggettive e da esami tecnici accurati, si potrà procedere alla sostituzione definitiva degli intonaci. Qualora ciò non avvenisse perché le cause sono diverse dalla risalita per capillarità, la ditta rimborserà al committente il 70% della spesa affrontata.

Questa sperimentazione viene a costare XXXXX euro e la spesa è coperta dalla lodevolissima disponibilità, ripetutamente dimostrata in passato, della famiglia XXXXXXXXXXXXX.

La Commissione lavori della Parrocchiale.

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Articolo sul restauro della chiesa di Nardò LE con l'utilizzo del sistema BIODRY Technology per il prosciugamento dei muri umidi:

 

articolo sulla ristruttutazione  della chiesa di nardo con l'utilizzo del sistema deumidificante per muri umidi biodry technology

 

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 seminario sul risanamento presso l'ordine degli architetti di varese in collaborazione con biodry e quartoforno

 

PER QUALSIAI INFORMAZIONE SCRIVETE A :

info@biodry.eu

 

 

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